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Canzoni triestine:

Pezzi contenuti
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L’allegria
dei giovani
Le
canzoni di questo CD rispecchiano l’allegria goliardica e
scanzonata che si crea tra la gioventù quando con un
pretesto qualsiasi si ritrova in compagnia: una cena tra
amici, una gita domenicale fuori città e altri punti di
incontro all’insegna della semplicità, dove ognuno si
sente libero di intonare dei brani popolari senza inibizioni
di etichetta.
Il
successo di queste canzoni è dovuto al collaudo
sperimentato da Pilat quando,
studente, si esibiva alla Birreria Dreher di Trieste
e riusciva ad imporsi come cantante su quel palcoscenico
ritenuto importante per la realtà triestina di allora.
L’
album contiene un’unica canzone nostalgica: Giovedì,
ispirata da un viaggio fatto da Pilat a Trieste dopo tanti
anni di assenza.
Racconta
lo stesso Pilat: ”… venivo da Milano di notte e la
strada mi sembrava lunga e noiosa. I chilometri di
autostrada mi sembravano tutti uguali e monotoni, non vedevo
paesaggi, solo macchine e macchine.
Finalmente,
il viaggio stava per terminare ed uscito dall’ autostrada
per imboccare la costiera mi si è presentato davanti agli
occhi qualcosa di stupefacente: non un lembo di mare, bensì
un’improvvisa immensa distesa illuminata dalla luna, che
mi ha lasciato senza respiro (…e vedendo sto mar, se ga
strento il mio cuor…).
Un’autentica
poesia (…e per ti che de note vado russando le ciave
sui muri…): quanti di noi, indipendentemente dallo
stato d’animo che ci accompagna, prima di rientrare e
aprire il portone, si
ritrovano a fregare le chiavi di casa sui muri: è un gesto
sconsolato, a volte romantico.
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Pezzi contenuti |
Le
canzoni tradizionali
Lorenzo
non è andato a ripercorrere il passato per riproporlo in
chiave moderna, si è limitato a cantare quello che sentiva
per le strade, che la gente aveva già selezionato negli
anni e fatto
giungere fino alla nostra epoca.
Motivi
che i triestini intonavano quando si ritrovavano in
compagnia, in osteria, negli altri locali tipici dei giorni
andati.
Bisogna
ricordare che l’osteria del secolo scorso era un luogo
importante per tutti, non solo un ritrovo dove gli amici
brindavano con un buon bicchiere di vino, ma anche un punto
di riferimento della vita culturale, politica e commerciale
della città.
Si
cantava, ma non erano canzoni volgari. In osteria, alternate
a marcette e parodie potevi ascoltare anche pezzi d’opera
intonati da veri artisti, quali i coristi
del Teatro Verdi.
Beati
quei tempi, quando prima dell’ avvento della televisione,
si usciva, ci si incontrava e si comunicava diversamente!
Questa
voglia dei triestini e dei giuliani di cantare in compagnia
è un retaggio rimasto unico in Italia.
Dice
Pilat: Quando mi esibisco davanti al pubblico, mi
emoziono nel sentire con quanto trasporto la gente canta
insieme a me le canzoni che poi sono le "loro"
canzoni. Canzoni che sono il simbolo delle tradizioni
tramandateci.
Sempre
parole di Pilat: Torno a Trieste è una mia
canzone. Ricordo quando sono stato in Australia per salutare
i nostri concittadini emigrati. La canzone è nata
nel lunghissimo viaggio di ritorno (24 ore di volo) che mi
ha dato tutto il tempo di meditare sulla grande nostalgia di
casa che accompagna la vita delle nostre genti all’ estero.
La
nostalgia - diceva qualcuno - xe una malatia! Pensa
che mi, trovo sodifazion tornar col treno anche se vedo
Mofalcon, me gusto sto bel panorama e me sento che torno a
casa!
Figuriamoci
dunque quelli che sono in Australia e vorrebbero ritornare!
Certo è diverso per i loro figli che sono nati là e
cresciuti con un’altra realtà, non hanno alcun interesse
nel venire a Trieste, se non per quel contagio trasmesso dai
loro padri, ai quali appunto ho dedicato la canzone Torno
a Trieste.
Questo
album contiene anche la canzone Madonna d’amore,
presentata da Pilat a San Remo nel 1975 e premiata dalla
critica giornalistica come miglior testo.
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Pezzi contenuti |
Il
mare
Un
rafforzativo di Trieste circondata dal mare, ma non
necessariamente un città di pescatori, anche se negli anni
scorsi Lorenzo ha organizzato più edizioni della “Sagra
della sardella”.
Un
successo unico, con una presenza costante di 2000 persone a
sera per 15 giorni. Lo stesso sciamare di gente era di per sè
un divertimento.
Lorenzo
con la sua bonomia ironica riusciva ad individuare le
famose facce de
sardon (da qui la canzone Con la facia de sardon)
ovvero tipi con volti di tutte le qualità che il nostro
autore ha trasformato in
personaggi del mondo del fumetto alla stessa stregua di un
Disney o un Jacovitti.
Barcola:
una canzone che a volte passa inosservata perché da Pilat
è prassi aspettarsi cose allegre, mentre il motivo è
delicato come il testo: un’autentica lirica anche se
cantata con aggressività.
Le
donne d’inverno e d’estate: canzone ad hoc per i
bagnanti dei Topolini (la famosa scogliera
triestina). Non esiste un altro posto in Italia dove le
persone, in massima parte gioventù, sfilano tranquillamente
in costume da bagno a fianco della strada. Poveri guidatori
maschi: quanti tamponamenti dovuti alla distrazione dalla
guida, causa… la vista di tante belle donne seminude!
Trieste
piena de mar: non ci sono parole, bisogna ascoltarla
per capire l'intensità dell'amore di Lorenzo Pilat per la
sua città e della bellezza senza rivali di questa signora
del mare.
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Pezzi contenuti |
La
bora
La
bora è il nostro vento caratteristico, che a volte soffia
tanto violentemente nel periodo invernale e che, per far
notizia esaltante, viene descritta da giornali e televisione
come un babau malefico.
La
canzone invece si propone gioiosa: …viva la bora,
che porta via i malanni e me despiasi se non la suffia più…
La
bora, simbolo di nostalgia di chi ha perso un amore, come
nel brano: Sto mona de mio cuor quando a Trieste se leva
la bora me vien voia de pianser e po bon
La
bora abbinata al tram di Opicina :... e come la bora
che vien e che va….
E'
solo un tergiversare perché il tram si è ribaltato sì, ma
per un'altra ragione che non era certo il vento, ma il
popolo deve trovare sempre il lato tragicomico in ogni
disavventura!
Anche
in questo album una poesia dedicata alle donne: Adriana.
Un quadretto sullo stile di canzone italiana.
Mentre
il folclore è
azzeccato con El finanzier: la vicenda di un
trio di pensionati che va a far la spesa spicciola oltre
confine; una storiella che mette in simpatia anche la figura
del finanziere.
Un
artista in cartolina: canzone autobiografica che
rispecchia a grandi linee un po’ la vita di Lorenzo Pilat,
con un quadretto finale d’autore di classe:
…co
le stele de matina torna a casa un betoler
una
rafica de vento lo far star sora pensier
ma
la bora grande amica de una tera sconsolada
porta
in alto i sui discorsi e ghe fa svolar la cavelada
vede
el mar che par de argento vede in fondo un bel castel
se
pitura ben trieste e xe bel quel che xe bel
e
l’armonica sonava
compagnava una poesia
una
luce mai impizada finalmente casa mia |

Pezzi contenuti |
Come te pol dimenticarte de Trieste
Questa volta
Lorenzo si stacca un po' dal tradizionale: "Come te pol
dimenticarte de Trieste", una canzone che ai tempi del
"Sanremo d'oro" poteva benissimo piazzarsi ai primi
posti.
La verve e
l'interpretazione passionale di questo brano dimostra ancora
una volta l'attaccamento affettivo di Pilat verso la sua
città natale. Troviamo inoltre canzoni che ricordano il
genere italiano, staccandosi però con un testo tipicamente
triestino: "Vita bela vita snela", un simpatico
quadretto della vita dei giovani anni 2008.
Non manca il
target di folclore intitolato: "Le mule", un pout
pourri spensierato di melodie tramandate dai nostri padri,
il tutto con la solita classe di un incisione perfetta, che
vuol dire riuscire a trasmettere agli ascoltatori
l'emotività dell'interprete e dell'arrangiamento sì da
trasformare il CD in uno spettacolo.
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